Preghiera significa elevare l’anima a Dio, così come ci insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica. Dio, essendo di natura trascendente e spirituale, per percepire la sua Presenza è necessario “elevare l’anima a Dio”, nel senso che è necessario compiere un atto di volontà dell’anima, che ci rende più attenti, più sensibili, più partecipi di questa Presenza che è sempre e ovunque. I modi di muovere la volontà e dunque l’anima a questa consapevolezza e a questa comunione sono molti e diversi. La Chiesa cattolica ne enumera svariate decine che sono state ispirate dai santi nel corso dei secoli passati e che hanno trovato una eco più o meno duratura e diffusa, in funzione della semplicità, della praticità e della bellezza delle stesse modalità di preghiera. Tra le forme private di pregare più diffuse al mondo troviamo:- la preghiera biblica, che utilizza direttamente le parole della Sacra Scrittura oppure che parte dalla lettura della Bibbia per poi aprirsi al colloquio personale con Dio, come fa la lectio divina;- il colloquio personale con Dio, che l’uomo può vivere in qualunque tempo e luogo;- il santo rosario;- il culto delle immagini sacre, le quali richiamano subito alla mente la persona divina rappresentata;- la via crucis, la cui devozione è nata nel medio evo e poi diffusa nel XVII secolo da Leonardo di Porto Maurizio;- la vigilanza, cioè l’atteggiamento interiore dell’uomo che vigila sui suoi pensieri, discernendo quelli buoni da quelli malvagi, per coltivare quelli buoni e rinnegare, dissolvere, dimenticare quelli malvagi;- la ripetizione, cioè l’atto della volontà che dà inizio ad un ciclo ripetitivo di brevi invocazioni o preghiere ben conosciute, che l’uomo ripete dentro di sé fino a formare un “tappeto” morbido e robusto sul quale l’anima si stende e si rilassa per poi entrare nella contemplazione;- la contemplazione, che è la presenza viva di Dio nell’uomo che ispira direttamente pensieri, parole, immagini, azioni, per cui nella contemplazione l’uomo vede ciò che Dio vede, sente ciò che Dio sente, fa ciò che Dio fa;- la meditazione, che è una forma di preghiera interiore fatta in una chiesa o cappella, in presenza dell’Eucarestia o nel privato della propria stanza. Preferibilmente si fa di mattina presto, prima di ogni altra azione della giornata.Nella sua forma più generale si sviluppa attraverso diversi passi successivi:1) Si comincia con la invocazione dello Spirito Santo perché sia luce interiore di colui che medita. 2) Si contempla una scena del vangelo o una lettura di un brano della Bibbia o di un altro libro che possa aiutare. 3) Si approfondisce il significato dell’episodio o dell’insegnamento in questione. Lo si fa attraverso il ragionamento e la ricerca di situazioni o passi biblici simili o correlati. 4) Ci si sofferma su qualche parola o immagine o concetto, “ruminandolo” interiormente. 5) Si chiede a Dio la grazia di vivere il mistero che si è contemplato. 6) Si fissa l’impegno di un qualche gesto da vivere durante la giornata, per trasformare in carità quello che si è contemplato. 7) Si ringrazia il Signore per il dono della luce dell’alto. Ma una forma di preghiera privata a Dio, che è forse la meno conosciuta, si realizza attraverso il servizio quotidiano al prossimo. È preghiera la fatica che comporta il lavoro di casalinga svolto al servizio della famiglia. È preghiera fare bene il proprio lavoro di insegnante. È preghiera aiutare un anziano a ripulire la propria casa. Lavorare, senza criticare, senza far pesare la fatica, offrendo ogni impegno a Dio ed al servizio del prossimo.
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