
(Chiesa di San Nicola in Patti)
“Qualunque cosa facciate, anche quando aiutate qualcuno ad attraversare la strada, la fate a Gesù. Persino quando offrite a qualcuno un bicchiere d’acqua lo offrite a Gesù. Si tratta di un insegnamento molto semplice, la cui importanza non smette tuttavia di crescere.
Non dobbiamo avere paura di predicare l’amore di Cristo e di amare come ha amato Lui. Attraverso il vostro lavoro, per quanto sia piccolo e umile, traducete nella pratica l’amore di Cristo.
Per quanto il lavoro sia bello non lasciatevi coinvolgere troppo, siate pronti anche a rinunciarvi. Il lavoro non è vostro. Le doti che Dio vi ha dato non sono vostre; vi sono state donate perché le usiate per la gloria di Dio. Siate grandi e mettete quel che è in voi al servizio del Buon Maestro.”
(Dagli insegnamenti di Madre Teresa di Calcutta)
“Nel deserto Gesù non fu tentato soltanto alla fine dei quaranta giorni di digiuno, ma durante tutto questo periodo. Egli ha voluto sottoporsi a questa prova per darci un esempio, in quanto nessuno, per quanto santo sia, è immune dalla tentazione.” (Dalle parole di Padre Joao Scognamiglio Cla Dias, fondatore dell’Associazione Internazionale di Diritto Pontificio “Araldi del Vangelo”)
Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte. Ti offro le azioni della giornata: fa’ che siano tutte secondo la tua santa volontà e per la maggior tua gloria. Preservami dal peccato e da ogni male. La tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari. AMEN.
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà
come in cielo e così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non c’indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. AMEN.
Ave o Maria, piena di grazia;
il Signore è con te;
tu sei benedetta fra le donne,
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte. AMEN.
Salve, o Regina, madre di misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva;
a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi.
E mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del ventre tuo.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
come era in principio, e ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. AMEN.
Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. AMEN.
ATTO DI FEDE. Mio Dio, perché sei verità infallibile, credo fermamente tutto quello che voi avete rivelato e la Santa Chiesa ci propone a credere. Credo in Te, unico vero Dio in tre Persone uguali e distinte, Padre, Figlioe Spirito Santo. Credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnato e morto per noi, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna. Conforme a questa Fede voglio sempre vivere. Signore, accresci la mia fede.
ATTO DI SPERANZA. Mio Dio, spero dalla tua bontà vostra, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Signore, che io possa goderti in eterno.
ATTO DI CARITA’. Mio Dio, ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché sei Bene infinito e nostra eterna felicità; e per amor tuo amo il prossimo mio come me stesso, e perdono le offese ricevute. Signore, fa’ ch’io vi ami sempre più.
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto conforto.
O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza
nulla è nell’uomo,
nulla è senza colpa.
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch’è sviato.
Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna. AMEN
Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio d’avermi creato, fatto cristiano e conservato in questo giorno. Perdonami il male oggi commesso e se qualche bene ho compiuto, accettalo. Custodiscimi nel riposo e liberami dai pericoli. La tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari. AMEN.
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà
come in cielo e così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non c’indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. AMEN.
Ave o Maria, piena di grazia;
il Signore è con te;
tu sei benedetta fra le donne,
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte. AMEN.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
come era in principio, e ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. AMEN.
Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. AMEN.
L’eterno riposo dona loro, o, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. AMEN.
Gesù, Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l’anima mia.
Gesù, Giuseppe e Maria assistetemi nell’ultima mia agonia.
Gesù, Giuseppe e Maria spiri in pace con voi l’anima mia.
ATTO DI FEDE. Mio Dio, perché sei verità infallibile, credo fermamente tutto quello che voi avete rivelato e la Santa Chiesa ci propone a credere. Credo in Te, unico vero Dio in tre Persone uguali e distinte, Padre, Figlioe Spirito Santo. Credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnato e morto per noi, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna. Conforme a questa Fede voglio sempre vivere. Signore, accresci la mia fede.
ATTO DI SPERANZA. Mio Dio, spero dalla tua bontà vostra, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Signore, che io possa goderti in eterno.
ATTO DI CARITA’. Mio Dio, ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché sei Bene infinito e nostra eterna felicità; e per amor tuo amo il prossimo mio come me stesso, e perdono le offese ricevute. Signore, fa’ ch’io vi ami sempre più.
ATTO DI DOLORE. Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime del peccato. Signore, misericordia, perdonami.
Verso Dio: Amore di Dio sopra ogni cosa. Negligenze o omissioni nei doveri religiosi. Irriverenze in Chiesa. Santificazione della festa. Mancanza di rispetto verso persone o cose sacre. Dubbi sulla fede. Rispetto umano. Bestemmie. Imprecazioni. Mancanza di fiducia e di rassegnazione. Resistenza alla grazia.
Verso il Prossimo: Amore al prossimo per amor di Dio. Mancanza di sollecitudine, di obbedienza. Ostinazione. Durezza. Disprezzo. Freddezza. Odio. Gelosia. Ingiurie. Perdono delle ingiurie. Scherni. Calunnie. Maldicenze. False testimonianze. Violenze. Menzogne. Cattivi esempi. Incitamento al male, Scandalo. Ingiustizie. Danni alla reputazione o ai beni. Debiti. Furto. Doveri verso la Patria, verso la Società.
Verso se stessi: Vittoria sul nostro difetto principale. Superficialità. Generosità. Orgoglio. Vanità. Avarizia. Desideri, sguardi, letture, parole e azioni impure. Intemperanza. Gola. Mollezza. Immortificazione. Collera. Impazienza. Pigrizia nell’adempimento dei doveri del proprio stato.
Posta a conclusione di preghiere, di inni e di testi, l’acclamazione AMEN intende esprimere la glorificazione di Dio, compreso come fondamento della speranza di ogni credente. Amen è una parola di origini ebraiche e letteralmente significa: “essere stabile”, quindi “degno di fede” e sancisce perciò un impegno solenne irrevocabile. (Da “Enciclopedia del Cristianesimo” De Agostini Editore)
“Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto” (Sacra Bibbia – Antico Testamento – Deuteronomio capitolo 8, versetto 2). Il testo della Bibbia fa riferimento alla storia d’Israele, popolo eletto, che Dio ha fatto uscire dall’Egitto, dalla condizione servile e per quarant’anni ha guidato nel deserto verso la terra promessa. Quel cammino di quarant’anni non è soltanto un dato storico; è anche un grande simbolo, dal significato in qualche modo universale. Tutta l’umanità, tutti i popoli e le nazioni sono in cammino, come Israele, nel deserto di questo mondo. Certo, ogni regione del pianeta ha sue caratteristiche di cultura e di civiltà, che la rendono interessante e gradevole. Ciò non toglie che ogni terra resti sempre, da un punto di vista più profondo, un deserto attraverso il quale l’uomo avanza verso la patria promessa, verso la casa del Padre. In questo pellegrinaggio la guida è Cristo crocifisso e risorto che, mediante la sua morte e la sua risurrezione, conferma costantemente l’orientamento ultimo del cammino umano nella storia. Di per sé, il deserto di questo mondo è luogo di morte: l’essere umano vi nasce, vi cresce e vi muore. Quante generazioni, nel corso dei secoli, hanno trovato la morte in questo deserto! L’unica eccezione è Cristo. Solo Lui ha vinto la morte e ha rivelato la vita. Solo grazie a Lui coloro che sono morti potranno risorgere, perché Lui soltanto può introdurre l’uomo, attraverso il deserto del tempo, nella terra promessa dell’eternità. Lo ha già fatto con sua Madre; lo farà con tutti coloro che credono in Lui e fanno parte del nuovo Popolo in cammino verso la Patria del Cielo. (Dalle omelie di Papa Giovanni Paolo II)
In questa piccola e suggestiva chiesa ogni anno si celebra la novena di Natale con inizio delle sante Messe alle ore 6 del mattino.
INTERNO CHIESA. Al suo interno struttura a tre navate divise da colonne arenarie monolitiche, con capitelli corinzi diversi l’uno dall’altro che sorreggono grandi arcate. L’abside è quadra, con copertura a capriate lignee quella centrale e a falde lignee quelle laterali. Nell’altare maggiore è collocata al centro la statua di Sant’Antonio Abate (del 1984), nella nicchia di sinistra si trova un quadro su tela di San Biagio (1991), mentre in quella di destra si trova un quadro su tela di Santa Apollonia (1991), entrambi le opere realizzate dal messinese Carmelo Denaro.
CENNI STORICI. Nel secolo XIV sorge la chiesa inizialmente dedicata a San Nicasio, vescovo di Reims, martirizzato nel 407, il cui culto fu portato dai francesi nel XIII secolo.Nel Medio Evo sorge il borgo “di retro lo castello”, oggi di Sant’Antonio Abate, a cui si arriva attraverso la “porta di la morti” o “porta di Sancto Antonio”. La chiesa di Sant’Antonio Abate, da cui prende nome il borgo, è situata in fondo alla strada principale.Il 4 agosto 1984 la chiesa è riaperta al culto, contemporaneamente è ripristinata l’antica usanza di benedire gli animali nel sagrato davanti alla chiesa, nel giorno della festa del Santo (17 gennaio).Nel 1986, durante i lavori di restauro della chiesa, vengono scoperte alcune tracce di disegni eseguiti nel 1648 sulla parte centrale dell’abside. ORIGINE DEL CULTO DI SANT’ANTONIO ABATE. Monaco tra gli iniziatori del primo cenobitismo in Oriente (IV secolo d. C).. I cenobiti si differenziavano dagli eremiti in quanto praticavano una vita comunitaria, anzichè solitaria. Il cenobitismo fu introdotto in Occidente da San Benedetto da Norcia. Sant’Antonio Abate, chiamato il Grande d’Egitto, del deserto, iniziatore del monachesimo (dal greco monechos = persona solitaria), cristiano e il primo degli abati (famiglia di monaci, almeno dodici, posti sotto la guida di un padre spirituale, Abbà).
Il santo Concilio Vaticano II si rivolge prima di tutto ai fedeli cattolici. Esso, basandosi sulla sacra Scrittura e sulla tradizione, insegna che questa Chiesa peregrinante è necessaria alla salvezza. Solo il Cristo, infatti, presente in mezzo a noi nel suo corpo che è la Chiesa, è il mediatore e la via della salvezza; ora egli stesso, inculcando espressamente la necessità della fede e del battesimo (dal Vangelo secondo Giovanni, capitolo 3, versetto 5), ha nello stesso tempo confermato la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano per il battesimo come per una porta. Perciò non possono salvarsi quegli uomini, i quali, pur non ignorando che la Chiesa cattolica è stata fondata da Dio per mezzo di Gesù Cristo come necessaria, non vorranno entrare in essa o in essa perseverare. Sono pienamente incorporati nella società della Chiesa quelli che, avendo lo Spirito di Cristo, accettano integralmente la sua organizzazione e tutti i mezzi di salvezza in essa istituiti, e che inoltre, grazie ai legami costituiti dalla professione di fede, dai sacramenti, dal governo ecclesiastico e dalla comunione, sono uniti, nell’assemblea visibile della Chiesa, con il Cristo che la dirige mediante il sommo Pontefice e i vescovi. Non si salva, però, anche se incorporato alla Chiesa, colui che, non perseverando nella carità, rimane sì in seno alla Chiesa col «corpo», ma non col «cuore» [S.Agostino]. Si ricordino bene tutti i figli della Chiesa che la loro privilegiata condizione non va ascritta ai loro meriti, ma ad una speciale grazia di Cristo; per cui, se non vi corrispondono col pensiero, con le parole e con le opere, non solo non si salveranno, ma anzi saranno più severamente giudicati [dal Vangelo secondo Luca, capitolo 12, versetto 48: “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto”]. (Da Lumen Gentium, Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, Papa Paolo VI, 1964).
Nella foto la Chiesa di San Nicola di Bari in Patti (Me) edificio sacro del 1777 situato nell’antico quartiere omonimo ed il cui parroco è il sacerdote don Angelo Costanzo. Orario Sante Messe: la domenica e nei giorni festivi la mattina alle 8,00 e alle 11,00, mentre la Messa vespertina è alle 18,00 nel periodo invernale e alle 18,30 in quello estivo.
Dalla Costituzione Dogmatica sulla Chiesa “Lumen Gentium”, 1964 (Papa Paolo VI) – capitolo 49
Fino a che dunque il Signore non verrà nella sua gloria, accompagnato da tutti i suoi angeli (dal vangelo di Matteo capitolo 25, versetto 31) e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose (dalla Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi capitolo 15, versetti 26 e 27), alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri, compiuta questa vita, si purificano ancora, altri infine godono della gloria contemplando “chiaramente Dio uno e trino, qual è”. Tutti però, sebbene in grado e modo diverso, comunichiamo nella stessa carità verso Dio e verso il prossimo e cantiamo al nostro Dio lo stesso inno di gloria. Tutti infatti quelli che sono di Cristo, avendo lo Spirito Santo, formano una sola Chiesa e sono tra loro uniti in lui (dalla Lettera di San Paolo agli Efesini capitolo 4, versetti 14, 15 e 16). L’unione quindi di quelli che sono ancora in cammino coi fratelli morti nella pace di Cristo non è minimamente spezzata; anzi, secondo la perenne fede della Chiesa, è consolidata dallo scambio dei beni spirituali. A causa infatti della loro più intima unione con Cristo, gli abitanti del cielo rinsaldano tutta la Chiesa nella santità, nobilitano il culto che essa rende a Dio qui in terra e in molteplici maniere contribuiscono ad una più ampia edificazione (dalla Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi capitolo 12, dal versetto 12 al versetto 27). Ammessi nella patria e presenti al Signore (dalla Seconda Lettera di San Paolo ai Corinzi capitolo 5, versetto 8 ), per mezzo di lui, con lui e in lui non cessano di intercedere per noi presso il Padre offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo, unico mediatore tra Dio e gli uomini (dalla Prima Lettera di San Paolo a Timoteo capitolo 2, versetto 5), servendo al Signore in ogni cosa e dando compimento nella loro carne a ciò che manca alle tribolazioni di Cristo a vantaggio del suo corpo che è la Chiesa (dalla Lettera di San Paolo ai Colossesi capitolo 1, versetto 24). La nostra debolezza quindi è molto aiutata dalla loro fraterna sollecitudine.
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Dal vangelo di Matteo capitolo 25, versetto 31
Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.
Dalla Prima Lettera ai Corinzi capitolo 15, versetti 26 e 27
L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Però quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa.
Dalla Lettera di San Paolo agli Efesini capitolo 4, versetti 14,15 e 16
Questo affinchè non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore. Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.
Dalla Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi capitolo 12, dal versetto 12 al versetto 27
Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l’udito? Se fosse tutto udito, dove l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.
Dalla Seconda Lettera di San Paolo ai Corinzi capitolo 5, versetto 8
Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore.
Dalla Prima Lettera di San Paolo a Timoteo capitolo 2, versetto 5
Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti.
Dalla Lettera di San Paolo ai Colossesi capitolo 1, versetto 24
Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa.
“La beatissima vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale”.
Così papa Pio IX proclamava nel 1854 il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, attraverso la pubblicazione della Bolla Ineffabilis Deus.
Patti, città mariana, con i suoi Santuari, quello vecchio e quello nuovo, edificati nella frazione di Tindari e dedicati alla Madonna bruna, e con le varie celebrazioni in onore della Madre di Dio (per Maria Addolorata nella frazione Marina e per la Madonna del Rosario nella frazione Scala), vivrà in modo particolare questa giornata.
Maria, questa donna ebrea che ha ricevuto da Dio la missione di diventare la mamma di Gesù, come scriveva il cardinale Bellarmino il 31 agosto 1617 a Papa Paolo V, viene definitivamente introdotta nel mistero di Cristo mediante l’evento dell’annunciazione dell’angelo che si rivolge a lei dicendo: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te” (dal Vangelo di Luca capitolo 1, versetto 28). Il messaggero saluta Maria come “piena di grazia” e la chiama così, come se fosse questo il suo vero nome.
Nel linguaggio della Bibbia, ha scritto Papa Giovanni Paolo II in Redemptoris Mater, “grazia” significa un dono speciale, che secondo il Nuovo Testamento ha la sua sorgente nella vita trinitaria di Dio stesso, di Dio che è amore (cf. 1Gv 4,8).
Le celebrazioni a Patti hanno inizio il 7 dicembre, con i Solenni Vespri Pontificali dopo la Santa Messa. Giorno 8 dicembre alle ore 10,30 viene celebrato il pontificale nella Basilica Cattedrale di Patti, presieduto dal Vescovo di Patti e con la partecipazione del Capitolo. Alle ore 16 ha inizio la processione per le vie del centro storico di Patti del Simulacro della Madonna.
La Congregazione Vaticana per la Dottrina della fede ha pubblicato il 10 luglio scorso un documento sulla Chiesa Cattolica, perchè sia considerata come l’unica voluta da Cristo in quanto riconosce il primato di Pietro e quindi del Papa di Roma. Le altre Chiese o confessioni non cattoliche, ovvero ortodosse o protestanti, non riconoscono questo “primatum Petrii”, pur presentando numerosi elementi di santificazione e di verità. Il primato di Pietro si fonda sulle parole pronunciate da Gesù e tradotte nel Vangelo di Matteo, capitolo 16 versetto 18: “E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” .
È vero che in molte lodevoli maniere, come voi o Venerabili Fratelli, ben conoscete, possono espiarsi questi peccati, ma per un più spedito progresso nel quotidiano cammino della virtù, raccomandiamo sommamente quel pio uso, introdotto dalla Chiesa per ispirazione dello Spirito Santo, della confessione frequente, con cui
- si aumenta la retta conoscenza di se stesso,
- cresce la cristiana umiltà,
- si sradica la perversità dei costumi,
- si resiste alla negligenza e al torpore spirituale,
- si purifica la coscienza,
- si rinvigorisce la volontà,
- si procura la salutare direzione delle coscienze
- e si aumenta la grazia in forza dello stesso Sacramento.
Quelli dunque che fra il giovane clero attenuano o estinguono la stima della confessione frequente, sappiano che intraprendono cosa aliena dallo Spirito di Cristo e funestissima al Corpo mistico del nostro Salvatore. (dalla Lettera Enciclica “Mystici Corporis” di Papa Pio XII – 1943)
(Nella foto Crocifisso in legno posto nel Presbiterio della Cattedrale di Patti)
Preghiera significa elevare l’anima a Dio, così come ci insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica. Dio, essendo di natura trascendente e spirituale, per percepire la sua Presenza è necessario “elevare l’anima a Dio”, nel senso che è necessario compiere un atto di volontà dell’anima, che ci rende più attenti, più sensibili, più partecipi di questa Presenza che è sempre e ovunque. I modi di muovere la volontà e dunque l’anima a questa consapevolezza e a questa comunione sono molti e diversi. La Chiesa cattolica ne enumera svariate decine che sono state ispirate dai santi nel corso dei secoli passati e che hanno trovato una eco più o meno duratura e diffusa, in funzione della semplicità, della praticità e della bellezza delle stesse modalità di preghiera. Tra le forme private di pregare più diffuse al mondo troviamo:- la preghiera biblica, che utilizza direttamente le parole della Sacra Scrittura oppure che parte dalla lettura della Bibbia per poi aprirsi al colloquio personale con Dio, come fa la lectio divina;- il colloquio personale con Dio, che l’uomo può vivere in qualunque tempo e luogo;- il santo rosario;- il culto delle immagini sacre, le quali richiamano subito alla mente la persona divina rappresentata;- la via crucis, la cui devozione è nata nel medio evo e poi diffusa nel XVII secolo da Leonardo di Porto Maurizio;- la vigilanza, cioè l’atteggiamento interiore dell’uomo che vigila sui suoi pensieri, discernendo quelli buoni da quelli malvagi, per coltivare quelli buoni e rinnegare, dissolvere, dimenticare quelli malvagi;- la ripetizione, cioè l’atto della volontà che dà inizio ad un ciclo ripetitivo di brevi invocazioni o preghiere ben conosciute, che l’uomo ripete dentro di sé fino a formare un “tappeto” morbido e robusto sul quale l’anima si stende e si rilassa per poi entrare nella contemplazione;- la contemplazione, che è la presenza viva di Dio nell’uomo che ispira direttamente pensieri, parole, immagini, azioni, per cui nella contemplazione l’uomo vede ciò che Dio vede, sente ciò che Dio sente, fa ciò che Dio fa;- la meditazione, che è una forma di preghiera interiore fatta in una chiesa o cappella, in presenza dell’Eucarestia o nel privato della propria stanza. Preferibilmente si fa di mattina presto, prima di ogni altra azione della giornata.Nella sua forma più generale si sviluppa attraverso diversi passi successivi:1) Si comincia con la invocazione dello Spirito Santo perché sia luce interiore di colui che medita. 2) Si contempla una scena del vangelo o una lettura di un brano della Bibbia o di un altro libro che possa aiutare. 3) Si approfondisce il significato dell’episodio o dell’insegnamento in questione. Lo si fa attraverso il ragionamento e la ricerca di situazioni o passi biblici simili o correlati. 4) Ci si sofferma su qualche parola o immagine o concetto, “ruminandolo” interiormente. 5) Si chiede a Dio la grazia di vivere il mistero che si è contemplato. 6) Si fissa l’impegno di un qualche gesto da vivere durante la giornata, per trasformare in carità quello che si è contemplato. 7) Si ringrazia il Signore per il dono della luce dell’alto. Ma una forma di preghiera privata a Dio, che è forse la meno conosciuta, si realizza attraverso il servizio quotidiano al prossimo. È preghiera la fatica che comporta il lavoro di casalinga svolto al servizio della famiglia. È preghiera fare bene il proprio lavoro di insegnante. È preghiera aiutare un anziano a ripulire la propria casa. Lavorare, senza criticare, senza far pesare la fatica, offrendo ogni impegno a Dio ed al servizio del prossimo.
Papa Benedetto XVI ha presentato nell’Udienza Generale del 14 novembre 2007 la figura di San Girolamo, Padre della Chiesa e autore della Vulgata, la traduzione in latino dei testi della Bibbia, ricordando la definizione data da Papa Benedetto XV al Santo: “dottore eminente nella interpretazione delle Sacre Scritture.”
E come il santo ci ha insegnato, la Bibbia è uno strumento con cui ogni giorno Dio parla ai fedeli, diventando così stimolo e sorgente della vita cristiana per tutte le situazioni e per ogni persona.
Egli ha scritto che pregando noi parliamo con lo Sposo; se leggiamo è Lui che parla a noi.
Ed ancora San Girolamo ha scritto che con la meditazione e la conoscenza delle Scritture si mantiene l’equilibrio dell’anima. Solo un profondo spirito di preghiera e l’aiuto dello Spirito Santo possono introdurci all’interpretazione e alla comprensione della Bibbia. Ma un fondamentale criterio di metodo nella interpretazione delle Scritture è sicuramente la sintonia con il magistero della Chiesa.
Egli ha insegnato ancora che la Bibbia è stata scritta dal popolo di Dio e per il Popolo di Dio, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo. Solo in questa comunione con il Popolo di Dio possiamo realmente entrare con il “noi” nel nucleo della verità che di Dio stesso ci vuol dire.
San Girolamo richiama il dovere di accordare la vita con la Parola divina e solo vivendola troviamo la capacità di capirla. Egli scrive ancora che il vero tempio di Cristo è l’anima del fedele: un Santuario da ornare, da abbellire, dove deporre le nostre offerte e ricevere Cristo.
A che scopo rivestire le pareti di pietre preziose, se Cristo muore di fame nella persona di un povero?
San Girolamo concretizza:
“Bisogna vestire Cristo nei poveri, visitarlo nei sofferenti, nutrirlo negli affamati, alloggiarlo nei senza tetto”.
“Beato l’uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie.
Vivrai del lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai di ogni bene.
La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa.”
(Antico Testamento, Salmo 128)
Supplica fiduciosa nell’angoscia
dal Libro dei Salmi – capitolo 22, versetti 20-22
Antico Testamento
Ma tu Signore, non stare, lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.
Libera dalla spada la mia vita,
dalle zampe del cane l’unico mio bene.
Salvami dalle fauci del leone
e dalle corna dei bufali.
Tu mi hai risposto!
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Intenso desiderio di Dio
dal Libro dei Salmi – capitolo 42, versetti 11 e 12
Antico Testamento
Mi insultano i miei avversari
quando rompono le mie ossa,
mentre mi dicono sempre:
“Dov’è il tuo Dio?”
Perché ti rattristi, anima mia,
perché ti agiti in me?
Spera in Dio; ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.
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Richiesta di aiuto contro i persecutori
dal Libro dei Salmi – capitolo 55 versetti 17-20 e 23
Antico Testamento
Io invoco Dio
e il Signore mi salva.
Di sera, al mattino, a mezzogiorno
vivo nell’ansia e sospiro
ma egli ascolta la mia voce;
in pace riscatta la mia vita
da quelli che mi combattono;
sono tanti i miei avversari.
Dio ascolterà e li umilierà,
egli che domina da sempre;
essi non cambiano e non temono Dio.
………………………………………..
Affida al Signore il tuo peso
ed egli ti sosterrà,
Mai permetterà che il giusto vacilli.
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Intenso desiderio di Dio
dal Libro dei Salmi – capitolo 63, versetti 2-5
Antico Testamento
O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.
Così nel Santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.
Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Benedizione sul fedele. Canto delle ascensioni
dal Libro dei Salmi – capitolo 128
Antico Testamento – I libri poetici e sapienziali
Beato l’uomo che teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Vivrai del lavoro delle tue mani,
sarai felice e godrai d’ogni bene.
La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.
Così sarà benedetto l’uomo
che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion!
Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme
per tutti i giorni della tua vita.
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli.
Pace su Israele!
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Proverbi di Salomone
dal Libro dei Proverbi – capitolo 12 versetto 11
Antico Testamento – I libri poetici e sapienziali
Chi coltiva la sua terra si sazia di pane,
chi insegue chimere è privo di senno.
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Riflessione e lentezza
dal Libro del Siracide – capitolo 11, versetti 10-11
Antico Testamento – I libri poetici e sapienziali
Figlio, la tua attività non abbracci troppe cose;
se esageri, non sarai esente da colpa;
anche se corri, non arriverai e non riuscirai a scampare con la fuga.
C’è chi lavora, fatica e si affanna;
eppure resta tanto più indietro.
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Parabola dei due figli
dal Vangelo secondo Matteo – capitolo 21, versetti 28-31
Nuovo Testamento
In quel tempo Gesù disse: “Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: Sì, signore. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”. Risposero: “Il primo”. E Gesù disse loro. “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli.”
“Anima e corpo sono una sola cosa. Il corpo è e deve essere al servizio dell’anima. L’anima glorifica Dio.” (Dalle omelie di Padre Salvatore Lipari, Chiesa San Ippolito in Patti)
“Con il matrimonio la coppia compie un atto di fede. Con la nascita di un figlio gli sposi compiono un atto di speranza.” (Dall’omelia di Padre Enzo Smriglio. Basilica Cattedrale in Patti. Domenica 23 agosto 2009)
Dagli insegnamenti di San Tommaso d’Aquino.
NELL’ASTINENZA
Tutti i venerdì di Quaresima
“L’astinenza, o sottrazione di cibo, per sé è cosa moralmente indifferente; ma se è regolata dalla ragione, allora è virtù; ed è virtù speciale, perché trattiene l’uomo dall’impeto speciale di passione verso i piaceri della gola.”
NEL DIGIUNO
Il Mercoledì delle Ceneri ed il Venerdì Santo
Il digiuno, regolato dalla ragione per il conseguimento di un triplice bene, e cioè:
I. reprimere la concupiscenza,
II. elevare la mente,
III. fare penitenza dei peccati, è un atto di virtù; ed è atto di virtù dell’astinenza, perché esso riguarda i cibi, relativamente ai quali è l’astinenza che ci regola.
Il digiuno, in quanto corrisponde al conseguimento del suo triplice bene, è di diritto naturale e ciascuno vi è tenuto quanto gli è necessario per conseguire tale bene; ma la sua determinazione pratica è di diritto positivo e spetta alla Chiesa; a esso sono tenuti tutti, eccetto coloro che ne hanno uno speciale impedimento; il legislatore infatti guarda alla moltitudine e alla generalità, ma non intende obbligare chi ragionevolmente è impedito di osservare il precetto.
Fu poi convenientemente fissato il digiuno per quei tempi nei quali c’è una ragione particolare di purgare i peccati e di elevare la mente a Dio, come è il tempo di quaresima, della tempora e delle vigilie; ed è ragionevole la legge dell’unica comestione, perché così si soddisfa alla natura e si frena la concupiscenza. È fissato il numero delle cogestioni, ma non la quantità del cibo.
I liquidi sono permessi, perché servono più alla digestione che alla nutrizione. Affinché poi davvero si ottenga che mentre si soddisfa la natura si freni la concupiscenza, l’ora dell’unica comestione fu fissata quando la digestione precedente è da parecchio tempo completa; in memoria poi dell’ora in cui spirò Gesù fu stabilita l’ora nona (che corrisponde alle nostre ore 15); e a chi digiuna, per lo scopo stesso del digiuno fu giustamente interdetto l’uso delle carni, delle uova e dei latticini, perché questi soprattutto sono deliziosi e provocanti il senso.”
L’Astinenza
L’Astinenza dalle carni o giorno di magro è un precetto generale della Chiesa cattolica che impone di non mangiare carne il venerdì e gli altri giorni prescritti.Secondo la norma ecclesiastica i fedeli sono tenuti all’astinenza dalle carni in tutti e singoli i venerdì dell’anno, purché non coincidano con un giorno annoverato tra le solennità dal calendario liturgico della Chiesa cattolica. Il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo sono richiesti il digiuno e l’astinenza, il Sabato Santo sono solo consigliati. Fino all’inizio del XX secolo la legge dell’astinenza dalle carni proibiva di consumare uova e latticini, oggi non più; però oggi è richiesta anche l’astinenza dai cibi e dalle bevande che ad un prudente giudizio sono da considerarsi troppo ricercati e costosi. La Conferenza episcopale italiana ammette ai nostri giorni la sostituzione dell’astinenza con una diversa forma di mortificazione in tutti i venerdì dell’anno, esclusi quelli di Quaresima.
Il Digiuno
Attualmente i fedeli cattolici sono tenuti al digiuno ecclesiastico e all’astinenza dalla carne due volte l’anno, il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. La legge del digiuno obbliga a fare un solo pasto durante la giornata, ma non proibisce di fare una seconda refezione leggera. L’acqua e le medicine sia solide sia liquide si possono assumere liberamente. La legge dell’astinenza dalle carni non proibisce di consumare pesce, uova e latticini, ma proibisce di consumare, oltre alla carne, cibi e bevande che ad un prudente giudizio sono da considerarsi come particolarmente ricercati o costosi. I parroci possono, per giusta causa, dispensare i singoli fedeli o le famiglie dall’osservanza del digiuno e dell’astinenza, o commutarlo con altre opere pie. L’insieme delle norme dell’astinenza e del digiuno costituiscono il 4° dei cinque precetti generali della Chiesa Cattolica (“In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno”) che ha come fine di garantire ai fedeli il minimo necessario nell’impegno penitenziale; tuttavia “per legge divina, tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo”, specialmente nel tempo penitenziale della Quaresima; i Vescovi italiani hanno suggerito, a tal proposito, nuove forme di penitenza accanto a quelle tradizionali, come l’astensione dal fumo e dalle bevande alcoliche, dalla ricerca di forme smodate di divertimento, dai comportamenti consumistici, il digiuno dalla televisione. Il Codice di Diritto canonico obbliga poi tutti i fedeli che vogliono ricevere l’Eucaristia ad astenersi “per lo spazio di almeno un’ora prima della sacra comunione da qualunque cibo o bevanda, fatta eccezione soltanto per l’acqua e le medicine”.
Glossario
Concupiscenza: La concupiscenza è generalmente definita come un forte desiderio, specialmente, anche se non esclusivamente, per quei piaceri sessuali che la Sacra Scrittura dichiara essere illeciti, proibiti dalla volontà rivelata di Dio, brama, desiderio specialmente di piaceri sensuali, il bramare ardentemente, un’inclinazione naturale per piaceri non puri. Nel nuovo Testamento è un concetto che indica desiderio. Nella persona governata dal peccato, il desiderio diventa disordinato e contrapposto alla volontà di Dio, quindi peccaminoso, o diretto verso ciò che la Bibbia considera peccaminoso. È così che il termine è usato per “avidità”, o per quelle cose che soffocano la parola del Vangelo.
(DAGLI INSEGNAMENTI DEI PADRI SPIRITUALI)
La passione dominante
La strategia spirituale
L’esame particolare
Nella lotta morale si fa guerra alle passioni, ai difetti, ai peccati e si cerca di acquistare le virtù e poi le buone abitudini, necessarie al proprio stato. In questa lotta bisogna attaccare un difetto per volta: in tal senso è d’aiuto l’esame particolare.
Mosè ammoniva così il popolo di Dio:
“Non distruggerai i suoi nemici tutti in una volta”
- Inizialmente bisogna pregare e riflettere per scegliere quale soggetto (difetto o virtù) sottoporre al proprio esame particolare da fare prima del pranzo o dopo la cena.
- È necessario tenere conto, per iscritto, più volte al giorno, delle nostre mancanze.- Vanno poi attaccati i difetti che offendono e scandalizzano il prossimo: così vogliono la giustizia e la carità.
- In seguito si deve lottare contro la passione predominante la quale, per le cadute anteriori o per le cattive abitudini contratte, rappresenta il punto più vulnerabile nella nostra vita morale e costituisce il maggiore ostacolo al progresso spirituale.
- A questo punto bisogna applicarsi a sviluppare le virtù opposte e le virtù per le quali si sente maggiore attrattiva. L’esame particolare va fatto, considerando che non bisogna avere fretta nella lotta. Dio non manca di valutare gli sforzi e di porgere un valido aiuto alla buona volontà umana.
Ci ammonisce Gesù in tal proposito:
“Meditate la pazienza, porterete frutti.”
Ecco di seguito alcuni mezzi adatti ad individuare una passione dominante:
1) Pregare fervidamente, per avere lumi sufficienti a ben conoscere.
2) Fare attenzione ai difetti che facilmente sono rilevati dagli altri e che essi vedrebbero più volentieri sparire da noi.
3) Valutare, più che le colpe, le passioni che ne sono la causa.
4) Analizzare i pensieri, i giudizi abituali, le massime favorite, le aspirazioni e le gioie più gustate, le sofferenze sentite più profondamente nell’animo; se tali manifestazioni provengono da: SENSUALITA’, SUPERBIA, EGOISMO, PIGRIZIA, SUSCETTIBILITA’, IMPULSIVITA’, DISSIPAZIONE (l’essere senza regole nella vita, nei costumi, oziare, cercando solo il piacere e il divertimento), INDOCILITA’ (qualità di chi è ribelle).
5) Chiedere consiglio alle persone competenti nelle vie di Dio.
Della famiglia nessuno al mondo può fare a meno.
La Chiesa non può fare a meno della famiglia.
La società non può fare a meno della famiglia.
La famiglia va amata con la tenerezza che si ha verso il più piccolo di casa, una creatura debole e fragile, ma la più importante, perché portatrice di vitalità, di futuro. La realtà familiare occupa un posto centrale. La comunità cristiana nel suo insieme è interpellata per rimettere al centro dell’azione pastorale la famiglia. Si tratta di compiere un’azione profetica che riconosca nella famiglia il suo essere soggetto di vita e di azione ecclesiale. Tale operazione richiede una buona capacità di analisi e valutazione della realtà familiare in continua trasformazione, tenendo fermi alcuni punti nodali che disegnano la sua bellezza originaria. Innanzitutto, la concezione dell’amore tra l’uomo e la donna come dono e chiamata di Dio. L’amore sponsale scaturisce dall’iniziativa di Dio. È Dio che chiama, convoca e sceglie. I coniugi sanno che il loro incontro non è frutto del caso, ma è opera di Dio. Alla radice ultima di ogni matrimonio non sta il cuore dell’uomo e della donna, ma il cuore stesso di Dio. L’amore sponsale viene quindi da Dio come dono, non viene dall’uomo o dalla donna. Lo sposarsi è, sì, una possibilità che l’uomo e la donna possiedono, ma è una grazia che viene elargita nella loro esistenza da Dio stesso. La decisione per il matrimonio è, pertanto, risposta ad una vocazione che viene dall’Alto. Tale risposta sarà libera e il sì dell’adesione sarà fiduciosa accoglienza del dono della persona. Se l’uomo si ritrova soltanto donandosi, perché ci sia dono sponsale è necessario che le due persone reciprocamente e totalmente siano coinvolte nel medesimo progetto d’amore. I coniugi nel consenso matrimoniale prendono in mano il loro destino personale e irrevocabilmente lo depongono ciascuno nelle mani dell’altro. Avviene così la nascita della nuova identità sponsale.
Inoltre, punto fermo dell’itinerario tracciato dalla coppia nel matrimonio cristiano è il valore sacramentale della famiglia. Il matrimonio cristiano è un sacramento. Chi si sposa, si sposa nel Signore. Il matrimonio cristiano è innanzitutto un appuntamento di Dio, un luogo dove incontrarlo, un tempo di grazia. Una scadenza, quindi, per una comunione, dove Dio stesso celebra e manifesta unità-amore con due persone che si amano di un amore sponsale. Dio ha voluto il sacramento del matrimonio perché nella storia umana ci fosse un’immagine viva di Dio e del suo amore. Da rilevare, ancora, la centralità dell’esperienza del mistero pasquale; ciò accade anche per il matrimonio: gli sposi sono chiamati ad entrare in tale prospettiva, per avvertire fino in fondo la visita di Dio al loro incontrarsi nel matrimonio. Sono chiamati, cioè, a portare se stessi e il loro progetto a questo appuntamento, per offrirlo al Signore Risorto. Per fedeltà alla vocazione battesimale, che passa attraverso il loro amore per compiersi nel matrimonio. Il matrimonio, di conseguenza, richiede ai coniugi di essere innanzitutto uomini e donne di fede, perché nel loro matrimonio si renda manifesto che la volontà di Dio è decisiva per il loro amore: una volontà liberatrice e di salvezza. Infine, vivendo il matrimonio alla luce del mistero dell’amore di Cristo per la Chiesa. Non è possibile capire Gesù Cristo e la sua vicenda, se non ci si da appuntamento al piedi della Croce. Qui Cristo ha rivelato e comunicato all’uomo nella forma più intensa l’amore di Dio per lui.
Per questo Paolo chiede ai coniugi di guardare decisamente a Cristo:
«Mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei»
e Giovanni Paolo II gli fa eco:
« Gli sposi sono il richiamo permanente per la Chiesa di ciò che è accaduto sulla croce».
La strada della riflessione rimane aperta per ulteriori approfondimenti. La famiglia pone oggi alla Chiesa alcune sfide che non possono essere disattese. Sono i segni dei tempi per un annuncio della famiglia e del matrimonio incarnato nell’oggi che diventi seme di nuova umanità. Il terzo millennio appena iniziato attende una famiglia dagli inconfondibili tratti comunionali e personalistici. La famiglia, vera comunità di persone, è il luogo dove ogni membro è considerato realmente persona unica e irripetibile e ogni individualità è rispettata, stimata e valorizzata; dove ognuno percepisce e sente di essere importante per l’altro e dove l’amore orienta realmente le decisioni e le scelte e tutto è vissuto in una concreta condivisione di vita. Una famiglia veramente cristiana, cosciente della vocazione ricevuta e dell’impegno assunto, capace di percorrere un itinerario di fede, speranza ed amore, diviene davvero espressione di Chiesa tra le case e seme fecondo aperto e disponibile alle esigenze dell’uomo. È una famiglia missionaria al suo interno e all’esterno: nella scuola, nel quartiere, nella parrocchia, nella città. Accogliere tali sfide, vivendo pienamente la novità evangelica, significa aiutare la famiglia di oggi a compiere scelte concrete di solidarietà, di accoglienza e di responsabilità civile e politica per migliorare le stesse condizioni di vita. La famiglia cristiana non può rinunciare ad essere luogo di crescita umana, spirituale, culturale e sociale.
(tratto da “Matrimonio e famiglia alla luce di Cristo. Fondamenti per un’etica coniugale” – autore Andrea Mariani – Libreria Editrice Vaticana)
La concezione dell’amore tra l’uomo e la donna è:
DONO e CHIAMATA di Dio
La decisione per il matrimonio è:
RISPOSTA ad una VOCAZIONE che viene dall’Alto
Il matrimonio cristiano è:
un appuntamento di Dio,
un luogo dove incontrarlo,
un tempo di grazia,
sua immagine viva e del suo amore
Dalla Prima Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi
capitolo 1, versetti 1-3
Nuovo Testamento
Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi,
ricordandovi nelle nostre preghiere
e tendendo continuamente presenti
l’operosità della vostra fede,
la fatica della vostra carità
e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo
davanti a Dio e Padre nostro
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Dalla Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi
capitolo 13, versetto 13
Nuovo Testamento
Ora dunque rimangono queste tre cose:
la fede, la speranza e la carità.
Ma la più grande di tutte è la carità !
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Dalla Seconda Lettera di San Pietro
capitolo 1, versetti 5-8
Nuovo Testamento
Per questo metterete ogni impegno
per aggiungere alla vostra fede la virtù,
alla virtù la conoscenza,
alla conoscenza la temperanza,
alla temperanza la pazienza,
alla pazienza la pietà,
alla pietà l’amore fraterno,
all’amore fraterno la carità.
Questi doni presenti in voi e fatti crescere,
non vi lasceranno inoperosi e senza frutto
per la conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo.
Per molti la confessione è antipatica perché non ne hanno capito tutta la bellezza e la preziosità. Va innanzitutto detto che Gesù ci ha regalato il sacramento della confessione il giorno di Pasqua, per dirci che la confessione è un dono, non un peso. Non è una limitazione della libertà, ma un aiuto alla libertà, è ritrovare la libertà. La confessione è una occasione per avere l’abbraccio di Dio e si può desiderare di più di un abbraccio di Dio?
La confessione è il punto di arrivo di un cammino. È il punto di arrivo di un dinamismo di ritorno. Bisogna prendere coscienza che il peccato ci ha fatto del male, il peccato ci ha ferito; perché il peccato è male perché fa male e fa male all’uomo, gli toglie la gioia e la pace, gli toglie il senso della sua esistenza. Se viene percepito questo, allora inizia tutto un cammino di ritorno come il figliol prodigo. Ogni peccatore deve arrivare alla confessione con questo viaggio di ritorno, con questo cuore in cammino, per ritornare ad abbracciare il Padre; perché se non si desidera l’abbraccio del Padre, non si può capire neanche il senso della confessione. E confessare i peccati è l’ultimo atto, perché la cosa più importante è il pentimento, è sentire la sofferenza di aver sbagliato, di aver offeso un Padre, di aver offeso Colui che ci ama immensamente. Qui è il punto di partenza della confessione e se non si parte da qui la confessione non ha senso.
Il Cristianesimo si distingue da tutte le altre religioni, perché crede che Dio è intervenuto ed interviene dentro la storia. E questo intervento di Dio dentro la storia è Gesù Cristo, venuto per risanare la storia degli uomini, perché la storia degli uomini è malata, infetta, sbandata e Cristo è venuto a rimettere dentro la storia un atto di amore infinito, perché la risanasse e la contagiasse di amore e di perdono. Ma Cristo non ha voluto far tutto da solo, perché chi ama non occupa tutti gli spazi. Cristo ha voluto dei collaboratori, ha voluto accanto a se degli apostoli, quindi dei vescovi, dei sacerdoti, perché continuassero la sua opera, perché allargassero gli spazi del perdono, perché rendessero visibile il perdono. Del resto, chi non ha bisogno di un abbraccio quando ha sbagliato.
Il primo frutto della confessione è la pace, una grande serenità interiore, perchè quando si riceve il perdono si sente un risanamento interiore e quando il perdono viene da Dio, veramente risana le ferite e restituisce una pace che nessun altro può dare.
(Dagli insegnamenti del Card. Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro)
Ogni momento della nostra giornata, di gioia, di paura, di dolore, di sofferenza, di difficoltà, può diventare un “momento prezioso” se condiviso con Dio
Per ringraziare il Signore dei suoi benefici
Lettera agli Efesini 1,3-5; Salmi 8; 30; 65; 66; 92; 95; 96; 100; 103.
Se vivi nella gioia frutto dello Spirito Santo
Vangelo di Matteo 11,25-27; Isaia 61,10-62.
Nel contemplare la natura e riconoscere in essa la presenza di Dio creatore
Salmi 8; 104.
Se vuoi cercare la vera pace
Vangelo di Giovanni 14; Vangelo di Luca 10,38-42; Lettera agli Efesini 2,13-18.
Nella paura
Vangelo di Marco 6,45-51; Isaia 41,13-20.
Nei momenti di malattia
2 Lettera ai Corinzi 1,3-7; Lettera ai Romani 5,3-5; Isaia 38,9-20; Salmi 6.
Nella tentazione al peccato
Vangelo di Matteo 4,1-11; Vangelo di Marco 14,32-42; Gc 1,12.
Quando Dio ti sembra lontano
Salmi 60; Isaia 43,1-5; 65,1-3.
Se hai peccato e dubiti del perdono di Dio
Salmi 51; Vangelo di Luca 15,11-32; Salmi 143; Deuteronomio 3,26-45.
Quando sei preso dall’invidia per gli altri
Salmi 73; 49; Geremia 12,1-3.
Quando pensi di vendicarti e ripagare il male con altro male
Siracide 28,1-7; Vangelo di Matteo 5,38-42; 18,21-28.
Quando l’amicizia diventa difficile
Qoèlet 4,9-12; Vangelo di Giovanni l5,12-20.
Quando ti prende la paura di morire
1 Libro dei Re 19,1-8; Tobia 3,1-6; Vangelo di Giovanni 12,24-28.
Quando pretendi risposte da Dio e gli fìssi scadenze
Giuditta 8,9-17; Giobbe 38.
Quando vuoi entrare in preghiera
Vangelo di Marco 6,30-32; Vangelo di Giovanni 6,67-69; Vangelo di Matteo 16,13-19; Vangelo di Giovanni 14; 15; 16.
Per la vita di coppia e in famiglia
Lettera ai Colossesi 3,12-15; Lettera agli Efesini 5,21-33-, Sir 25,1.
Quando i figli ti danno dolore
Lettera ai Colossesi 3,20-21; Vangelo di Luca 2,41-52.
Quando i figli ti danno gioia
Lettera agli Efesini 6,1-4; Proverbi 6,20-23; Salmi 128.
Quando subisci qualche torto o ingiustizia
Lettera ai Romani 12,14-21; Vangelo di Luca 6,27-35.
Quando il lavoro ti pesa o non ti soddisfa
Siracide11,10-11; Vangelo di Matteo 21,28-31; Salmi 128; Proverbi 12,11.
Quando dubiti dell’aiuto di Dio
Salmi 8; Vangelo di Matteo 6,25-34.
Quando si fa difficile anche pregare insieme
Vangelo di Matteo 18,19-20; Vangelo di Marco 11,20-25.
Quando devi abbandonarti alla volontà di Dio
Vangelo di Luca 2,41-49; 5,1-11; 1 Samuele 3,1-19.
Per sapere amare gli altri e se stessi
1 Lettera ai Corinzi 13; Lettera ai Romani 12,9-13; Vangelo di Matteo 25,31-45; 1 Lettera di Giovanni 3,16-18.
Quando non ti senti apprezzato e l’autostima è al minimo
Isaia 43,1-5; 49,14-15; 2 Libro di Samuele 16,5-14.
Quando incontri un povero
Proverbi 3,27-28; Siracide 4,1-6; Vangelo di Luca 16,9.
Quando sei preda del pessimismo
Vangelo di Matteo 7,1-5; 1 Lettera ai Corinzi 4,1-5.
Per andare incontro all’altro
Vangelo di Luca 1,39-47; 10,30-35.
Per diventare un angelo per gli altri
1 Libro dei Re 19,1-13; Esodo 24,18.
Per riacquistare la pace nella stanchezza
Vangelo di Marco 5,21-43; Salmi 22.
Per ritrovare la propria dignità
Vangelo di Luca 15,8-10; Salmi 15; Vangelo di Matteo 6,6-8.
Per il discernimento degli spiriti
Vangelo di Marco 1,23-28; Salmi 1; Vangelo di Matteo 7,13-14.
Per sciogliere il cuore indurito
Vangelo di Marco 3,1-6; Salmi 51; Lettera ai Romani 8,9-16.
Quando sei triste
Salmi 33; 40; 42; 51; Vangelo di Giovanni cap. 14.
Quando gli amici ti abbandonano
Salmi 26; 35; Vangelo di Matteo cap. 10; Vangelo di Luca 17; Lettera ai Romani cap. 12.
Quando hai peccato
Salmi 50; 31; 129; Vangelo di Luca cap. 15 e 19,1-10.
Quando vai in Chiesa
Salmi 83; 121.
Quando ti trovi nei pericoli
Salmi 20; 69; 90; Vangelo di Luca cap. 8,22-25.
Quando Dio ti sembra lontano
Salmi 59; 138; Isaia 55,6-9; Vangelo di Matteo cap. 6,25-34.
Quando ti senti depresso
Salmi 12; 23; 30; 41; 42; Prima Lettera di Giovanni 3,1-3.
Quando ti assale il dubbio
Salmo 108; Vangelo di Luca 9,18-22; Vangelo di Giovanni e 20,19-29.
Quando ti senti sopraffatto
Salmi 22; 42; 45; 55; 63.
Quando senti il bisogno di pace
Salmo 1; 4; 85; Vangelo di Luca10,38-42; Lettera agli Efesini 2,14-18.
Quando senti il bisogno di pregare
Salmi 6; 20; 22; 25; 42; 62, Vangelo di Matteo 6,5-15; Vangelo di Luca 11,1-3.
Quando sei malato
Salmi 6; 32; 38; 40; Isaia 38,10-20: Vangelo di Matteo 26,39; Lettera ai Romani 5,3-5; Lettera agli Ebrei 12,1 -11; Lettera a Tito 5,11.
Quando sei nella tentazione
Salmi 21; 45; 55; 130; Vangelo di Matteo cap. 4,1 -11 ; Vangelo di Marco cap. 9,42; Vangelo di Luca 21,33-36.
Quando sei nel dolore
Salmi 16; 31; 34; 37; 38; Vangelo di Matteo 5,3-12.
Quando sei stanco
Salmi 4; 27; 55; 60; 90; Vangelo di Matteo 11,28-30.
Quando senti il bisogno di ringraziare
Salmi 18; 65; 84; 92; 95; 100; 1.103; 116; 136; 147; Prima Lettera ai Tessalonicesi 5,18; Lettera ai Colossesi 3,12-17; Vangelo di Luca 17,11-19.
Quando sei nella gioia
Salmi 8; 97; 99; Vangelo di Luca 1,46-56; Lettera ai Filippesi 4,4-7.
Quando hai bisogno di un po’ di coraggio
Salmo 139; 125; 144; 146; Giosuè 1; Geremia 1,5-10.
Quando stai per metterti in viaggio
Salmo 121.
Quando ammiri la natura
Salmo 8; 104; 147; 148.
Quando hai voglia di criticare
Prima Lettera ai Corinzi 13.
Quando ti sembra che l’accusa sia ingiusta
Salmo 3; 26; 55; Isaia 53; 3-12.
Prima di confessarsi
Salmo 103 insieme al cap. 15 del Vangelo di Luca.
“Tutto ciò che è scritto nella Bibbia è ispirato da Dio, e quindi è utile per insegnare la verità, per convincere, per correggere gli errori ed educare a vivere in modo giusto. E così ogni uomo di Dio, può essere perfettamente pronto, ben preparato compiere ogni opera buona”.
2 Lettera a Timoteo 3, 16-17
OGNI GIORNO
- PREGHIERA DEL MATTINO ED ESAME DI PREVEDIMENTO
- LETTURA DI UN BRANO DELLA BIBBIA E MEDITAZIONE
- PREGHIERA ANGELUS DOMINI (al mattino, a mezzogiorno, alla sera). REGINA COELI (da Pasqua a Pentecoste)
- ESAME DI COSCIENZA PARTICOLARE (ore 12)
- PREGHIERA PRIMA DEL PRANZO
- CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA (alle 15, ora della misericordia)
- VIA CRUCIS
- DIGIUNO (solo pane e acqua) OGNI MERCOLEDI’ E VENERDI’
- SANTO ROSARIO (ore 18)
- PREGHIERA DELLA SERA ED ESAME DI COSCIENZA GENERALE
PERIODICAMENTE
- SANTA MESSA (la domenica, nei giorni festivi e nei primi venerdì e sabato del mese)
- COMUNIONE EUCARISTICA (nella santa Messa)
- ADORAZIONE EUCARISTICA (una volta la settimana)
- CONFESSIONE (ogni settimana o mese)
Le cinque armi che ci propone la Madonna per sconfiggere il male:
il Rosario,
la lettura quotidiana della Bibbia,
la confessione mensile,
il digiuno (mercoledì e venerdì solo pane e acqua)
l’Eucaristia.
-> Esempio di scheda personale da compilare giornalmente (cliccare) <-
- Tutte le Domeniche
Nei giorni festivi:
- 1 Gennaio: Maria SS. Madre di Dio
- 6 Gennaio: Epifania del Signore
- Lunedì dopo la Pasqua di Risurrezione: Lunedì dell’Angelo
- 1 Maggio: Festa di San Giuseppe lavoratore
- 15 Agosto: Assunzione di Maria in cielo
- 1 Novembre: Tutti i Santi
- 8 Dicembre: Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
- 25 Dicembre: Natale del Signore
- 26 Dicembre: Santo Stefano protomartire
Nei giorni feriali:
- Mercoledì delle Ceneri
- Giovedì santo
- Venerdì santo
- Ogni primo Venerdì del mese, per nove mesi consecutivi: La Santa Messa per la devozione al Sacro Cuore di Gesù
- Ogni primo Sabato del mese, per cinque mesi consecutivi: La Santa Messa per la devozione al Cuore Immacolato di Maria
- 25 Marzo: Annunciazione del Signore
- Dal Venerdì Santo fino al sabato precedente la Festa della Misericordia (Prima Domenica dopo la Santa Pasqua): Novena della Divina Misericordia
- 19 Giugno: Sacro Cuore di Gesù
- 20 Giugno: Cuore Immacolato di Maria
- 6 Agosto: Trasfigurazione del Signore
- 22 Agosto: Beata Vergine Maria Regina
- 8 Settembre: Natività della Beata Vergine Maria
- 12 Settembre: Santissimo Nome di Maria
- 14 Settembre: Esaltazione della santa Croce
- 15 Settembre: Beata Vergine Maria Addolorata
- 7 Ottobre: Beata Vergine Maria del Rosario
- Dal 19 al 27 Novembre: Novena alla Medaglia Miracolosa
- Ogni 27 del mese: Supplica della Medaglia Miracolosa
- Dal 16 al 24 Dicembre: Novena di Natale
Le preghiere e le meditazioni comunitarie
- Adorazione Eucaristica:
Giovedì ore 10,00/12,00 – Chiesa San Nicola in Patti (Me)
Giovedì ore 21,00 – Cattedrale San Bartolomeo in Patti (Me)
Venerdì ore 10,30/12,30 – Santuario Maria SS.ma Tindari (Me)
- Ogni Venerdì di Quaresima: Via Crucis
Dal Primo Libro dei Re
capitolo 3, versetti 4-15 – Antico Testamento
Il re andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici perché ivi sorgeva la più grande altura. Su quell’altare Salomone offrì mille olocausti. In Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte e gli disse: «Chiedimi ciò che io devo concederti». Salomone disse: «Tu hai trattato il tuo servo Davide mio padre con grande benevolenza, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questa grande benevolenza e gli hai dato un figlio che sedesse sul suo trono, come avviene oggi. Ora, Signore mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide mio padre. Ebbene io sono un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che ti sei scelto, popolo così numeroso che non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male, perché chi potrebbe governare questo tuo popolo così numeroso?». Al Signore piacque che Salomone avesse domandato la saggezza nel governare. Dio gli disse: «Perché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te né una lunga vita, né la ricchezza, né la morte dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento per ascoltare le cause, ecco faccio come tu hai detto. Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente: come te non ci fu alcuno prima di te né sorgerà dopo di te. Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria come nessun re ebbe mai. Se poi camminerai nelle mie vie osservando i miei decreti e i miei comandi, come ha fatto Davide tuo padre, prolungherò anche la tua vita». Salomone si svegliò; ecco, era stato un sogno. Andò in Gerusalemme; davanti all’arca dell’alleanza del Signore offrì olocausti, compì sacrifici di comunione e diede un banchetto per tutti i suoi servi.
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Dal Libro di Baruc
capitolo 3, versetti 9-14 – Antico Testamento
Ascolta, Israele, i comandamenti della vita,
porgi l’orecchio per intender la prudenza.
Perché, Israele, perché ti trovi in terra nemica
e invecchi in terra straniera?
Perché ti contamini con i cadaveri
e sei annoverato fra coloro che scendono negli inferi?
Tu hai abbandonato la fonte della sapienza!
Se tu avessi camminato nei sentieri di Dio,
saresti vissuto sempre in pace.
Impara dov’è la prudenza,
dov’è la forza, dov’è l’intelligenza,
per comprendere anche dov’è la longevità e la vita,
dov’è la luce degli occhi e la pace.
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Dal Libro della Sapienza
capitolo 7, versetto 7 – Antico Testamento
Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza;
implorai e venne in me lo spirito della sapienza.
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Dal Libro di Isaia
capitolo 11, versetto 2 – Antico Testamento
Lo Spirito del Signore riposerà su di lui:
Spirito di saggezza e d’intelligenza,
Spirito di consiglio e di forza,
Spirito di conoscenza e di timore del Signore.
I meravigliosi precetti della saggezza
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Dal Libro dei Proverbi
capitolo 8, versetti 5-12 – Antico Testamento
Imparate, o semplici, l’accorgimento,
e voi, stolti, diventate intelligenti!
Ascoltate, perché dirò cose eccellenti,
le mie labbra si apriranno a insegnar cose rette.
Infatti, la mia bocca esprime la verità,
le mie labbra detestano l’empietà.
Tutte le parole della mia bocca sono conformi a giustizia,
non c’è nulla di ambiguo o di perverso in esse.
Sono tutte rette per l’uomo intelligente,
giuste per quelli che hanno trovato la scienza.
Ricevete la mia istruzione anziché l’argento,
e la scienza anziché l’oro scelto;
poiché la saggezza vale più delle perle,
tutti gli oggetti preziosi non la equivalgono.
Io, la saggezza, sto con l’accorgimento
e ho trovato la scienza della riflessione.
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Dal Libro dei Proverbi
capitolo 14, versetto 29 – Antico Testamento
Il paziente ha grande prudenza,
l’iracondo mostra stoltezza.
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Dal Libro dei Proverbi
capitolo 19, versetto 8 – Antico Testamento
Chi acquista senno ama sé stesso;
e chi serba con cura la prudenza troverà del bene.
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Dal Libro dei Proverbi
capitolo 22, versetti 17,18 – Antico Testamento
Porgi l’orecchio e ascolta le parole dei sapienti
e applica la tua mente alla mia istruzione,
perché ti sarà piacevole custodirle nel tuo intimo
e averle tutte insieme pronte sulle labbra.
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Il Messia e il suo Regno
Dal Libro dei Proverbi
capitolo 24, versetto 3 – Antico Testamento
La casa si costruisce con la saggezza
e si rende stabile con la prudenza.
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Parabola delle dieci vergini
Dal vangelo di Matteo
capitolo 25, versetti 1-3 – Nuovo Testamento
Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora
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Le due case
Dal vangelo di Matteo
capitolo 7, versetti 24-27 – Nuovo Testamento
Gesù disse: «Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande».
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Il vero discepolo di Gesù
Dal vangelo di Luca
capitolo 14, versetti 28-33 – Nuovo Testamento
E Gesù disse: “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.”
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I doni dello Spirito per l’edificazione di tutti i credenti
Dalla Prima Lettera di Paolo ai Corinzi
capitolo 14, versetto 20 – Nuovo Testamento
Fratelli, non siate bambini quanto al ragionare;
siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto al ragionare, siate uomini compiuti.
Uno dei mezzi proposti dalla Madonna per sconfiggere il male ed è segno di predestinazione al Paradiso. E’ necessario però recitarlo con devozione e perseverare nella devozione.
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Un passo dal Vangelo di San Matteo che deve far riflettere, alla luce dei fatti di Giampilieri e Scaletta Zanclea.
(Dal Vangelo secondo Matteo capitolo 7, versetti 21.24-27)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande”.
La preghiera deve essere recitata alle tre del pomeriggio, Ora della Misericordia.
Non dobbiamo badare al male che l’altro fa a noi, al contrario riflettiamo sul bene che noi facciamo mancare all’altro. Evitiamo di giudicare l’altro, perché l’altro è il nostro prossimo e noi siamo il prossimo dell’altro. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui (Giovanni 3,17). Se, quindi, Gesù è venuto per la prima volta in mezzo a noi non per giudicare il mondo, perché dobbiamo farlo noi ? Gesù stesso ci insegna a non giudicare, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudichiamo saremo giudicati noi e con la misura con la quale misuriamo sarà misurato a noi. Gesù ci ammonisce a non guardare la pagliuzza che è nell’occhio del nostro collega, del nostro superiore, che poi è nostro fratello, ma alla trave che è nel nostro occhio. Prima togliamo la trave dal nostro occhio e allora ci vedremo bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del nostro fratello (Matteo 7, 1-5). Un comportamento opposto è da ipocriti.
Sforziamoci invece di amare i nostri nemici e a tal proposito Gesù ci esorta a fare del bene a quelli che ci odiano, a benedire coloro che ci maledicono, a pregare per coloro che ci trattano male. E come vogliamo che gli uomini facciano a noi, così anche noi facciamo a loro. Se amiamo quelli che ci amano, quale gratitudine ci è dovuta ? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se facciamo del bene a coloro che fanno del bene a noi, quale gratitudine ci è dovuta ? Anche i peccatori fanno lo stesso. Amiamo i nostri nemici e la nostra ricompensa sarà grande e saremo figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Quindi siamo misericordiosi, come il Padre nostro è misericordioso. (Luca, 6, 27-36)
Dio
non è una illusione,
non è frutto della nostra immaginazione,
non è fantasia
non è un mito.
Dio esiste
e la sua voce è potente
molto più potente
di quella dell’uomo
perchè raggiunge direttamente il nostro cuore
nel silenzio
senza passare dai nostri sensi.
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La Bibbia: ogni momento della nostra vita condiviso con Dio September 2009
La famiglia biblica: esempio per la famiglia di oggi August 2009
La preghiera nel servizio al prossimo August 2009
Matrimonio e virtù teologali August 2009
La virtù della prudenza September 2009












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Il Santo Rosario (audio)
La_Medaglia_Miracolosa
Editrice_Shalom_
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